Porcellana
Pensavo e camminavo
Nel villaggio che molto m’ha tenuto
Tra siepi di bianche malvarose
E le siepi del corallo di bacche color sangue
Corre la strada di sabbia
Giardini abbandonati traboccano nel buio
E svetta la cima il leccio
Non si vede altro che falde di tetto
Che sia questa dunque l’esistenza mia
Miserabile errante per l’antica capitale?
Però
Quel giorno giù per dirupi d’ortensie di montagna
Ho bussato al portone d’un uomo che decine
Di migliaia ha raccolto porcellane Song e Yüan
E al sogguardare traverso quei vaghi
Petali di crisantemo traslucidi
Ho salutato il compimento d’un giorno d’estate
Gennaio
Venuta è la stagione dei monaci
Del monaco – chi era?
Che scoprì il profumo del narciso
Più che una nuda dea è bella
La curva dell’albero nudo
Ecco la stagione che cristalli e radici
S’aggrumano alla terra negra
Un uomo leva la mano dal giallo dei bambù
Piena di bacche di rampicante come gemme
Un capello verde penzola
Da un’arpa rotta di quercia
Non c’è ape né donna a suonare la desolata primavera
Ancora noi uomini tra le rose selvatiche
Si sta accosciati a pensare
Conversazione d’inverno
Sole di nero bronzo azzurrava la guancia al cacciatore
Passi di donna Fagiana
D’ali frullanti Si perdono tra macchie di rosa selvatica
Nella solitudine del suono
Verticale del picchio
Che s’abbatte sulla vita dell’albero sopito
Scolora il reale
Come un curvo bastone di frassino erra l’anima che sugge
Il nettare segreto nella cecità dell’universo
Nell’estate di questa strada vuota
Secche bacche di rosa
Ingemmano la bisaccia del pastore
Chi lo vuoterà il bicchiere
Questa torta bottiglia di vino?
Ghiande avvampanti in un sogno di fuoco
Riscaldano il berretto al vagabondo
Di piume sconsolate d’usignolo
Crepuscolo
Nella tenebra degli occhi
L’unica cosa che resta è una breccia nella siepe
Illimite confine
Versi
Occhio intento al mondo
Trasparenza d’ali di cicala
Ormai solo l’occhio resta
Nell’uomo-uccello
Dalla bella testa!
Per la fatale china lamento
Estate di rose
Qualcuno che ha portato fiori di malva
Terra color albicocca
E qualcuno che ha chiesto col braccio proteso indicando
– È quella Casa tua?
Nel gomito del corso superiore del mercurio
Eruzione dorata di fiori d’altea
Tra le gambe della donna che s’arrampica sull’albero
Estasi a ventaglio
Inarcata crisi
Il giorno che la formica sale lungo il mirto crespo
Qualcuno in ozio sul ciglio della strada