Nel gennaio del 1839 Fried ich Robert Faehlmann (1798-1850), tra i fondatori della
Gelehrte Estnische Gesellschaft (Società estone di erudizione), offre alla stessa una relazione su
Kalevipoeg, il figlio di Kalev (o, talora, il figlio della stirpe dei Kalev), personaggio questo frequente in leggende e racconti popolari, conosciuto in tutta l’Estonia. Faehlmann non si limita a presentare materiale in proposito, ma lo rimaneggia e ne ricompone ed esalta il protagonista, che ritiene il «principale eroe degli Estoni », il cui ricordo ancor oggi vive in numerosi toponimi del paese; pur non parlando di un ciclo di leggende, egli getta il seme dell’epopea che vedrà la luce.
In Finlandia, nel 1835, era stata pubblicata la prima versione del Kalevala, compilata da Elias Lönnrot, e al di qua del golfo il fatto non era certo passato inosservato: numerose caratteristiche accomunavano infatti la poesia popolare careliana e finlandese a quella estone. Nel settembre del 1839, sempre dinanzi alla
Gelehrte Estnische Gesellschaft, Georg-Julius Schultz-Bertram (1808- 1875) sostiene che leggende e racconti su
Kalevipoeg altro non sono che frammenti di un’epopea scomparsa la quale, ricomposta, dovrebbe contribuire a risvegliare il sentimento nazionale dell’Estonia (provincia dell’Impero russo, di fatto governata dalla nobiltà baltica germanofona stanziatavisi a partire dal XIII secolo) la cui popolazione era stata ridotta allo stato di servi della gleba. Faehlmann muore nel 1850 e la Società estone di erudizione affida il compito di ricostruire quell’«epopea» a Friedrich Reinhold Kreutzwald (1803-1882), figlio di contadini, laureato in medicina dell’Università di Tartu e dal 1833 medico nell’Estonia meridionale. Kreutzwald aveva già prodotto vari articoli in tedesco sulle usanze estoni nonché testi di carattere didattico destinati al volgo, scritti perciò in estone, e raccolto racconti, fiabe e poesie popolari. Stimolato dall’idea dei suoi predecessori e sull’esempio del Kalevala, Kreutzwald mette in versi i materiali di cui dispone, perlopiù racconti popolari, utilizzando il
regivärss (metro tradizionale, simile al tetrametro trocaico classico) e creando di suo le parti che ritiene mancare ai fini della compilazione di un’opera coerente. Dopo lungo e complesso lavoro,
Üks ennemuistene eesti jutt Kalevipoeg (
Kalevipoeg, un’antica saga estone) viene pubblicato in sette fascicoli dal 1857 al 1861, per i tipi della Società estone di erudizione, corredato di traduzione in tedesco. Non soddisfatto di tale prima edizione bilingue, Kreutzwald ne fa stampare a proprie spese una seconda (1862), unicamente in estone, più accessibile e meno cara, a Kuopio, in Finlandia.
In un primo momento l’opera suscita scarso interesse, ma già nel 1860, prima che ne siano pubblicati gli ultimi fascicoli, Kreutzwald è insignito di un prestigioso premio dell’Accademia delle Scienze di San Pietroburgo. Col tempo, il
Kalevipoeg attira l’attenzione degli ambienti intellettuali, letterari e linguistici, locali e stranieri. Fra gli estoni, l’opera si diffonde innanzitutto fra i giovani istruiti di estrazione contadina e raggiunge quindi un pubblico più vasto, per divenire un vero e proprio punto di riferimento durante il risorgimento nazionale. Il
Kalevipoeg eserciterà un’importante influenza sulle manifestazioni artistiche, sulla letteratura come sulla musica: influenza che continua tuttora.
Dopo una seconda traduzione in tedesco (1900), il
Kalevipoeg è stato tradotto in russo, in lettone, in ungherese, in finnico, in ceco, in lituano, in rumeno, in ucraino, in inglese, in svedese e, nel 2004, in francese. Una versione italiana, non dall’estone, bensì sulla traccia della riduzione in francese a cura di N. Raudsep e P. de Stoecklin (
Le Kalewipoëg: légende épique estonienne, 1930, 126 pagine), risale al 1935, ma una traduzione accurata e completa nella nostra lingua manca tuttora.
August Annist, il maggiore specialista del
Kalevipoeg, ha sostenuto che si tratta di un’epopea biografica e tragica in cui la vita del protagonista è narrata come in una tragedia in quattro grandi atti. L’opera si compone di venti canti. Nella presentazione (canti I e II) sono evocate l’ascendenza, la nascita e l’infanzia del figlio di Kalev, mentre i fatti successivi (canti da III a IX) segnano la sorte dell’eroe, anche se tutta una susseguente serie di avventure e combattimenti allontana (canti da X a XVIII) la catastrofe finale (canti XIX e XX) e il compiersi delle maledizioni, quando l’eroe sconterà le proprie colpe.
Nonostante le ripetizioni, il racconto si svolge e procede in modo anche troppo logico e la coesione è rafforzata dall’impiego di elementi che si corrispondono in due punti diversi: i fatti riportati in un determinato
Canto danno origine, in un altro canto, a fatti nuovi, vari personaggi appaiono due volte e lo stesso figlio di Kalev compie due volte la medesima azione (combatte, ad esempio, due volte contro il diavolo). È un eroe complesso, cui Kreutzwald attribuisce dimensioni umane, pregi e difetti, che gli conferiscono un certo spessore psicologico. Dotato di una forza eccezionale che gli consente di superare ostacoli e difficoltà, egli ha spesso bisogno, secondo un noto antico topos, di riposare e di dormire. Impavido, il figlio di Kalev si lascia talvolta prendere dalla pigrizia e offuscare la ragione dall’impulsività, ma tanta è la sua sete di sapere ch’egli intraprende un viaggio in capo al mondo. Il figlio di Kalev non è un guerriero, ma un contadino, un costruttore di città e di fortezze in lotta contro la schiavitù, l’oppressione e le forze del male, caratteristiche e fatti dietro ai quali non è difficile immaginare le vicende storiche del popolo estone (o viceversa).
Le gesta eroiche non risparmiano al figlio di Kalev una fine tragica: sconfitto, su ordine delle potenze celesti, gli vengono incatenate le braccia a una parete rocciosa, sita alle porte dell’inferno. L’epopea si chiude con l’auspicio che un giorno
Küll siis Kalev jõuab koju
Oma lastel’õnne tooma
Eesti põlve uueks looma.
A casa sua Kalev ritornerà
Ai suoi figli la gioia porterà
Ed un’Estonia nuova creerà.
Lo stile presenta una grande varietà di registri: le sequenze narrative sono intercalate da passaggi lirici, spesso in apertura e chiusura dei canti, né manca l’umorismo, in abbastanza felice incastro con la nobiltà del modo epico. Il metro utilizzato, il
regivärss, comprende quattro piedi, ognuno quasi sempre costituito da una sillaba lunga seguita da una sillaba breve. La maggior parte dei versi sono perciò ottosillabi, ma taluni piedi possono avere fino a quattro sillabe e produrre versi più lunghi (fino a dodici sillabe). Altri versi sono più corti e uno o più piedi sono occupati da un’unica sillaba lunga, cantata allora su due note. La coesione sonora dell’opera è assicurata dall’abbondante ricorso all’allitterazione, all’assonanza e alla rima iniziale, ovvero alla combinazione di una allitterazione e di un’assonanza all’inizio di varie parole. A tale coesione contribuisce anche il parallelismo, ripetizione di un’idea identica o simile mediante sequenze più lunghe di un verso, formulata con parole diverse, ma il più delle volte secondo la stessa struttura sintattica. I versi paralleli non sono quasi mai identici, ma di solito comportano variazioni, ogni nuovo verso completa o modifica l’idea iniziale e il senso della narrazione scorre col procedere del canto. Il parallelismo incide anche sulla scelta delle parole: la necessità di disegnare una stessa realtà con varie formulazioni induce a far uso di sinonimi o di metafore.
Quando fu pubblicato, il
Kalevipoeg suscitò non solo ammirazione, ma anche critiche, e Kreutzwald, il suo compilatore, si vide innanzitutto rimproverare la mancanza di autenticità folclorica dell’opera e la scorrettezza della forma poetica. Gli studi effettuati da August Annist hanno tuttavia messo in luce che il contenuto dell’epopea consiste
per tre quarti di racconti o frammenti di racconti del folclore estone, nel cinquanta per cento dei casi in connessione con il personaggio di
Kalevipoeg. Per quanto riguarda i versi, uno studio risalente al 1960 ha appurato che degli oltre diciannovemila di cui si compone il
Kalevipoeg, solo duemicinquecento (il tredici per cento dell’intera epopea) provengono dalla tradizione orale estone. Le lacune dell’opera di Kreutzwald, tuttavia, sono principalmente imputabili al fatto che ai suoi tempi la conoscenza della storia e della lingua estone e dei suoi dialetti era alquanto scarsa.
Canto I Nascita di Kalev. Salme e Linda. Le nozze.
Canto II Malattia e morte del vecchio Kalev. Infanzia del figlio di
Kalev.
Canto III Battuta di caccia dei figli di Kalev. Rapimento di Linda.
Rientro dei figli di Kalev.
Canto IV Il figlio di Kalev parte in cerca della madre. La fanciulla dell’isola. Il
Canto del mare.
Canto
V Il figlio di Kalev in Finlandia. La grande quercia. Vendetta contro il mago del vento finlandese.
Canto
VI Acquisto della spada. Combattimento tra il figlio di Kalev e i figli del fabbro.
Canto
VII Il figlio di Kalev ritorna in Estonia. Racconti di viaggio dei fratelli. Sulla tomba della madre e su quella del padre.
Canto
VIII Gara fra i tre fratelli. Il figlio di Kalev è fatto re. La semina. Morte del cavallo del figlio di Kalev.
Canto
IX Vendetta dei lupi. Messaggeri di guerra. Il consigliere notturno.
Canto
X La palude di Kikerpära. Lo spirito delle acque. Pagamento del debito per la spada acquistata in Finlandia. L’anello di Ilmatar, vergine dell’aria.
Canto
XI Il figlio di Kalev trasporta assi dall’altra sponda del lago Peipsi. Furto e maledizione della spada.
Canto
XII Il combattimento e il porcospino. Il lungo sonno. Il sogno. L’agnello dell’orfano. Costruzione di un ponte.
Canto
XIII Il figlio di Kalev va a prendere altre assi. Discesa all’inferno. Le ancelle dell’inferno.
Canto
XIV Viaggio nell’inferno. Primo combattimento contro Sarvik, il diavolo. Ritorno dall’inferno.
Canto
XV Gli inseguitori. La giovane di Randoja. Il figlio di Olev e la costruzione di una città. Il destino delle ancelle.
Canto
XVI La costruzione della nave e l’inizio del viaggio in capo al mondo. Il viaggio in Lapponia e Varrak.
Canto
XVII La spedizione militare. Battaglia di Assamalla. Accanto alle pentole dell’inferno. Festa delle figlie della fata dell’erba.
Canto
XVIII Seconda discesa all’inferno. Combattimento contro le creature dell’inferno. Duello tra il figlio di Kalev e Sarvik.
Canto
XIX Sarvik incatenato. Tempi felici per l’Estonia. Durante una festa Varrak viene a prendersi un libro. Voci di guerra.
Canto
XX Preparativi bellici. Combattimenti. I messaggeri del nemico. Morte del figlio di Kalev. Alle porte dell’inferno.
I brani del
Kalevipoeg qui tradotti sono tratti dall’edizione del 2003 (Fr. R. Kreutzwald:
Kalevipoeg. Üks ennemuistne jutt kahekümnes laulus. 18 trükk. SE&JS. Tallinn), pubblicata in occasione del bicentenario della nascita di Kreutzwald. Appunto Kreutzwald è il protagonista della novella che apre questa silloge, l’unico scritto che il maggior scrittore estone, Jaan Kross, abbia dedicato al
Kalevipoeg. Esso è stato scelto qui a precisare con esempio quanto mai autorevole la sfuggente labilità di quell’«epopea nazionale», anche se va tenuto presente che il folclore in quanto tale era uno dei valori più inflazionati ai tempi di Kross. Quel Kreutzwald è un uomo molto più di cultura che di natura e sembra di poter cogliere in lui - in lui stesso - un’abbondante vena di scetticismo nei confronti della ricostruzione romantica di una sedicente letteratura popolare estone, di cui riconosce e simbolizza l’evanescenza nei pochi frammenti sul serio superstiti. Il protagonista della novella conosce l’estone meno del colonizzatore germanico al quale è dovuto da tempo immemorabile lo 18 sviluppo culturale del paese (si noti il patronimico svedese nobilitante l’estone). Quanto ad altri più tardi colonizzatori, l’ipotesi che siano le acque della Neva a portarsi via intenzionalmente molecole della cultura di una minoranza, è sostanzialmente smentita dal fatto che questi stessi colonizzatori badano alla cultura dei cugini del Volga, sia pure «per grazia sovrana». Inoltre, è proprio a Pietroburgo che una «grazia sovrana» offrì all’erudito compilatore il maggiore riconoscimento.
Tutta la nostra scelta, comunque, si vorrebbe funzionale all’ipotesi che sia dato cogliere qualche «genuina» consonanza, letteraria se non «etnica», tra la grande corrente che scorre in senso inverso alla Neva e una moderna sensibilità al medesimo folclore.
Titolo della rivista:
La sparuta progenie di Kalev Anno:
2009 Numero: 2
Curatore:
Pieretto Giorgio Lingua di origine:
Estone Paese di origine:
Estonia