Rivista internazionale di letteratura

VASKO POPA

Vasko Popa nasce nel 1922 a Grebenac, un villaggio della Serbia orientale (Banato), situato a poca distanza dal confine con la Romania. Come spesso accade nei territori della penisola balcanica, si tratta di un luogo caratterizzato da una molteplicità di identità, che nel tempo hanno convissuto talora pacificamente, scambiandosi esperienze e accogliendo elementi le une delle altre, oppure, in altre circostanze, si sono aspramente confrontate fino al punto di combattersi apertamente. In questo contesto è possibile distinguere le peculiarità serbe, romene, slovacche, russine (o rutene), ungheresi, gitane, ebraiche, turche e altre ancora. Vasko Popa non sfugge a questa logica. Egli nasce da una famiglia della minoranza romena di Serbia, nei pressi di una frontiera non soltanto geografica ma anche culturale, storica e spirituale. Non è difficile immaginare l’alunno Popa alla scuola elementare o al liceo di Vršac intento a giocare o a conversare con i compagni provenienti da questa o quell’altra famiglia romena, ungherese, ebraica. Le frontiere sono luoghi fecondi, dove gli uomini devono chiedersi una volta di più chi sono. È accaduto anche ai nostri più vicini Svevo, Magris o Rumiz. Questo luogo-non-luogo, che è la frontiera ci regala Vasko Popa. Un giovane Popa collocato cronologicamente tra le due grandi guerre. Nel 1940 ottiene il diploma del liceo di Vršac e poi si trasferisce a Belgrado per seguire i corsi di filosofia all’università. Durante il periodo della guerra interrompe gli studi a Belgrado e si sposta a Bucarest, dove studia anche medicina, e a Vienna. A Bucarest legge la poesia di Tudor Arghezi come pure quella dei surrealisti romeni. Nel 1943 viene internato per alcuni mesi nel campo di prigionia tedesco di Becˇkerek. Dopo la guerra diviene redattore capo di un paio di riviste letterarie apparse a Vršac. Diviene anche segretario della Società di Collaborazione Culturale Iugoslavia-Francia, che gli dà l’opportunità di conoscere i poeti dell’avanguardia francese. Tra il 1947 e il 1948 compone alcuni versi in romeno di carattere ironico con in nuce alcuni elementi della simbologia, che si ritrovano successivamente nelle sue più famose opere in lingua serba. Sono molte ed eterogenee le motivazioni, che hanno fatto di Vasko Popa un poeta di lingua serba. Nel 1948 vi è la rottura di Tito con Stalin e l’espulsione della Iugoslavia dal Cominform. Nel 1949 vi è un’ulteriore brusca rottura delle relazioni tra Iugoslavia e Romania. In Romania si instaura un regime, che non consente una sufficiente libertà di espressione ed esclude coloro che non si conformano ai suoi dettami propagandistici, compresi molti poeti e amici, che Popa stimava. Quindi si determina negli ambienti letterari iugoslavi la liberazione dai confini dell’ideologia socialista e di conseguenza anche la poesia trova un ampio spazio per esprimersi. Pochi anni dopo, nel 1953, Popa dà alle stampe la sua prima raccolta di poesie Kora (Scorza), accolta per lo più negativamente. Tuttavia già nel 1956, quando esce il suo secondo libro Nepocˇin-polje (Il campo del non-riposo), la critica lo dichiara un capolavoro. Le successive cinque raccolte scritte tra il 1958 e il 1980 costituiscono la realizzazione di un progetto di proporzioni grandiose. A Popa è riuscita un’impresa vastissima, che non ci si aspetterebbe possibile da un unico individuo: la fusione di una moltitudine di elementi di un passato remoto serbo e «pre-serbo», provenienti dal folclore, dal paganesimo, dal cristianesimo ortodosso, dalla storia attraverso un linguaggio nuovo, fatto di parole, che assumono connotazioni inaspettate, di poesie legate tramite strutture simmetriche interne ed esterne. Le singole poesie sono in relazione tra loro all’interno di un singolo ciclo e i cicli a loro volta sono in una relazione simmetrica più ampia. Nell’opera autonoma e «formalmente» conclusa, costituita dai sette volumi scritti fino al 1980, Popa inserì un ottava raccolta poetica Rez (Il taglio) alla fine del 1981. In seguito Popa probabilmente consapevole del carattere accessorio de Il taglio, ne fece una seconda stampa con un’impostazione grafica radicalmente differente come a sottolinearne la diversa funzione. Al di là di tutto ciò che viene irrimediabilmente perso durante il processo di trasposizione ed obbligata interpretazione da una lingua ad un’altra, l’opera di Popa non ha mancato di suscitare interesse al di fuori della Iugoslavia ed dell’odierna Serbia. Esistono traduzioni in almeno una ventina di lingue tra cui l’inglese, il francese e il tedesco come anche il bengalese, il turco e l’urdu. L’auspicio di questa ampia traduzione è di rendere, finalmente anche nella nostra lingua, il meritato omaggio ad un poeta, che alcuni proponevano come candidato al premio Nobel per la letteratura, ma che non poté vedere realizzarsi questo intento a causa della prematura scomparsa del poeta nel gennaio del 1991 a Belgrado. In questa edizione vengono presentati, in traduzione integrale, tre volumi dei sette, che compongono i Dela (Opere) di Vasko Popa. Si tratta del secondo volume Nepocˇin-polje (Il campo del non-riposo, 1956); del quarto intitolato Uspravna zemlja (Terra verticale, 1972) e del quinto Vucˇja so (Il sale dei lupi, 1975). I restanti volumi delle Opere di Popa qui non tradotti, oltre al già citato Scorza, sono Sporedno nebo (Il cielo secondario, 1968) Živo meso (Carne viva, 1975) Kuc´a nasred druma (La casa in mezzo alla strada, 1975).




Titolo della rivista: Vasko Popa Poesie
Autore: Vasko Popa
Lingua di origine: Serbo-croato
Paese di origine: Serbia
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