Felice occasione, più che suggerita da curiosità culturale, propiziata da occasioni di amicizia, questo numero di “In forma di parole” ha origine dalla scoperta di un album di fotografie e dal loro commento, come originale riflessione e invenzione di Albert Camus, e da un Itinéraire di René Char. L’ampia cronistoria è nello scritto Consentir à l’énigme , di cui ci ha fatto dono Franck Planeille.
L’amicizia tra Camus e Char era nata all’indomani della Liberazione. Camus ammirava il poeta dei Feuillets d’Hypnos , pubblicati nella sua collezione “Espoir” diretta presso Gallimard. I due amici si scrivevano e si incontravano spesso a Parigi, e nel ritiro di Char a L’Islesur Sorgue a Lourmarin, dove Camus aveva affittato una abitazione.
L’idea di fare un libro delle trenta fotografie valchiusane di Henriette Grindat, con il commento di Camus, viene a Char nel 1950 . Il libro, proposto nel 1954 a Gallimard, non ha seguito. Più tardi, nel 1957 , il “Club français du livre” lo giudica di materia troppo esile. Camus muore, come è noto, in un incidente automobilistico, nella vettura di Michel Gallimard, la mattina del 4 gennaio 1960 , a Villeblevin, presso Montereau.
Il progetto di pubblicazione si realizza quando Edwin Engelberts decide nel 1965 (e poi ancora nel 1986 ) di pubblicare l’opera in una edizione di lusso (Éditions de l’Aire) come catalogo d’arte, domandando a Char di aggiungere l’ Itinéraire della sua amicizia con Camus, Naissance et jour levant d’une amitié . Infine La Postérité du soleil è stata pubblicata da Gallimard in volume di grande formato nel novembre del 2009 .
Le trenta fotografie del paesaggio di Valchiusa si riferiscono a l’Isle sur Sorgue: a Busclat, Thor, Sapres, Rébanqué, Fontainede Vaucluse e ad altri luoghi di Venaissin. Accanto sono alcuni ritratti di amici, Louis Curiel, Lucien Mathieu… «Dans la plaine chimérique de Vaucluse je vous ai regardé souffrir» ha scritto altrove René Char.
Testo e immagini sono in un legame fecondo, come parlanti a due voci: l’istantaneità dell’immagine e la durata della parola. Diciamo che in queste immagini della grande fotografa Henriette Grindat (di cui Sylvie Henguely ci ha concesso un ritratto attento e commosso), il paesaggio non è la totalità di ‘soggetti’ disponibili, non è un complesso di segni che rinviano ad altro, concludendosi in altro, è apertura di spazio e di tempo, o meglio il tempo dimora nello spazio e lo spazio e viene nel tempo: la scrittura di Camus proibisce al paesaggio di divenire «ambiente». La terra è il luogo dell’abitare degli uomini, e del loro destino.
Abbiamo collocato le fotografie nella pagina antistante al testo, alla probabile prima vista del lettore, perché si senta predisposto e unitariamente coinvolto dalla intrinsecità di immagine e di parola. È questo legame originario, «primordiale», che ha scritto , pensiamo, Albert Camus.
Fuori della pubblicazione de La Postérité du soleil , Char dedica a Camus L’eternité a Lourmarin , un testo del 17 aprile 1960 sotto forma di lettera a JeanPaul Samson, amico di Camus e direttore della rivista “Témoin”, nella quale viene pubblicato nel maggio dello stesso anno, poi raccolto, con alcune variazioni, come poesia in La Parole en archipel . Per l’importanza che detiene, lo traduciamo.
Non c’è più linea retta né strada illuminata con un essere che ci ha lasciato.
Il giorno che prolungava la felicità tra lui e noi non è più in alcuna parte ormai… Miseria della nostra vigilanza.
Con colui che amiamo, noi abbiamo cessato di parlare e non è il silenzio. Che è allora? Noi sappiamo o crediamo di sapere. Ma solo quando il passato che significa si apre per cedergli il passo. Eccolo alla nostra altezza, più lontano, davanti. Nell’ora di nuovo trattenuta in cui noi interroghiamo tutto il peso d’enigma, improvviso comincia il Dolore, quello del compagno al compagno, che l’arciere questa volta non può trafiggere.
E per finire: enigmatico il significante «posterità»? Da lasciar decifrare al lettore? Rammentiamo soltanto che fu parola trovata da Camus, discutendo con Char, per questo libro dell’amicizia. Di ciò che Char era per Camus, un «fratello maggiore», ci dicono queste parole ultime del 19 dicembre 1959 :
Nel giorno breve che gli è dato, egli riscalda e illumina senza deviare dalla sua corsa mortale. Seminato dal vento, mietuto dal vento, granello effimero e tuttavia sole creatore, tale è l’uomo, attraverso i secoli, fiero di vivere un solo istante.
Così, pensiamo, l’uno e l’altro amico sognavano di vivere e di morire, effimeri e creatori.