Stampato a Reggio Emilia, nel marzo 1980 esce il primo numero della rivista, preceduto dalle molte conversazioni intrattenute fra Gianni Scalia e amici di lungo corso, studiosi di letterature straniere, Sergio Corduas, Antonio Melis, Lea Ritter Santini, Gianroberto Scarcia.
Un giovane pubblicitario, Rolando Gualerzi, provvede alla prima ideazione grafica della rivista nel formato di «cinquecentina», che assume la dicitura di «libro», e poi di «manuale», insinuante la natura agevole e abituale dell’oggetto, id quod ad manum vel in manu est .
Si associano presto Adriano Marchetti, Pasquale Alferj (futuro e permanente direttore responsabile) e amici di elezione, tra cui Guido Neri, dolorosamente mancato nel 1992. Si pubblicano, allegate a singoli numeri della rivista, o autonomamente, alcune plaquettes e di séguito libri di poesia e narrativi stranieri, prime traduzioni organiche.
Iniziata con passo semestrale, poi quadrimestrale, la rivista ha raggiunto una regolare periodicità trimestrale per l’assiduo concorso di giovani studiosi che partecipano, e non solo dopo invito, senza supposizione di iscriversi, idealmente o non, in un «gruppo» o in una «scuola».
Sinceramente incuranti, tutti, di ambizioni d’attestazione pubblica, autorizzazione universitaria o prestigio militante. Non confondendo la riuscita della vita della rivista con il successo visibile, e privilegiando alle ricercate opportunità la validità degli intenti.
Principio imperativo, come si diceva, mai interrotto, è stato l’esercizio del tradurre quale pratica (teorizzata) di una ‘legge di ospitalità’ linguistica, ritenuta una attitudine etica.
Ha procurato scoperte precoci, novità premiate, acquisizioni e ritrovamenti originali. Nel 1996, con la «quarta serie», l’Associazione culturale “In forma di parole” si assegna il compito finanziario, organizzativo, di stampa, in completa indipendenza da vincoli esterni (circolò allora ilarmente tra noi la frase «al diavolo tutti gli editori, bisogna essere personalmente il proprio editore»).
Si fa più evidente l’orientamento a concentrarsi, con organicità maggiore che nella iniziale rapsodicità, sulla progettazione di numeri tematici e monografici, o singolarmente su persone prime letterarie, configurando quasi una rivista-libro, promossa a tale nella stessa innovazione della veste tipografica per la cura di Massimo Roccati.
Si allarga l’operosità con la pubblicazione di un supplemento annuale, “Il Pomerio”, e di periodici “Quaderni”. “In forma di parole” ha ricevuto nel 1999 il Premio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per la traduzione; nel 2002 il “Premio Vittorini” per l’attività della rivista; e nel 2004 il Premio “Balassi emlékkard” per la traduzione dall’ungherese.
«Le letterature sono innamorate le une delle altre» (Paul Valéry)